La svolta

 

Negli anni Cinquanta vivere a San Marco è davvero duro e molti adulti lasciano il proprio paese per trovare lavoro altrove.
Per i giovani la situazione è ancora più difficile.
Proprio in questo periodo Salvatore Ricci conosce una giovane insegnante elementare, Iolanda Gismondi, originaria di Cerreto Sannita, venuta a San
Marco per svolgere il lavoro d’insegnante nella scuola primaria.
È amore a prima vista, nel 1959 si sposano anche se Salvatore non ha ancora un lavoro stabile, ma tanta voglia di trovarne uno perché non ha certamente
alcuna intenzione di “attingere nel borsello della maestra”.
Per questo motivo va a lavorare a Macerata dove il cognato aveva un amico che faceva l’orologiaio e il commerciante. Dopo alcuni anni trascorsi lontano da casa, decide di tornare a San Marco.
Sono gli anni Sessanta e l’esigenza di un lavoro stabile è sempre più forte. In
questo periodo la Necchi ha bisogno di personale per la vendita delle macchine
da cucire. Salvatore Ricci si propone di lavorare alla riparazione tecnica delle macchine; poiché in questo settore non c’è bisogno di personale, pur di lavorare,
accetta di fare il rappresentante della Necchi nell’Alto Fortore.
Per la Necchi è un buon periodo di vendita, ma per Salvatore Ricci è un lavoro
molto duro perché girare il Fortore in quel periodo con le strade dissestate
non è facile, così come non è facile continuare a svolgere un lavoro che
non gli procura soddisfazione. Quando tre anni dopo la Necchi va in crisi e chiude i battenti, Salvatore Ricci si trova ancora una volta senza lavoro. Consultata la famiglia, decide di inoltrare richiesta di lavoro alla Fiat a Torino. Chiamato, parte per Torino da solo perché la moglie lo avrebbe raggiunto dopo aver ottenuto il trasferimento.