Iolanda Gismondi
La testimonianza di un sogno realizzato da Salvatore Ricci, mio consorte,
produce ora, a distanza di anni, in me sensazioni bellissime di gioia insieme
alla convinzione che la perseveranza è foriera di affermazioni importanti.
A questo punto si misura il coraggio e la volontà di un uomo che fieramente
ha voluto realizzarsi nel campo tecnologico-culturale raccogliendo e studiando
attentamente e pazientemente infinite macchine di grossi orologi da realizzare
un eccezionale Museo. Sposata nel luglio 1959, giunta a San Marco dei Cavoti da Cerreto Sannita, il mio paese natio, sprovveduta di cultura meccanica e solo in possesso di una modestissima cultura umanistica bastante all’insegnamento nella scuola primaria mi dissi: “Sarò capace di coniugare letteratura e meccanica? Forse si, col tempo. Senza profferire parola né a parenti né ad amici si andava avanti tra ruggine e incomprensioni”.
Casa e scuola è stato il mio vero mondo, poi, in itinere, me ne sono convinta
ed eccomi a ripercorrere la bellissima storia. Salvatore, Turiniello, per la sua famiglia, giovincello tutto fare, si è realizzato nel campo della meccanica più sofisticata e ogni ingranaggio gli procura gioia immensa. Ho avuto la fortuna di vedere realizzato un sogno da me ritenuto
impossibile e folle. Spesso taciturno, lui, per esigenza di lavoro, loquace e fin troppo, nel presentare quanto scoperto. Non davo giudizio alcuno e spesso mi ribellavo. Oggi, ad opera ultimata, sono orgogliosa di essere accanto a un uomo simile ed ascoltare il ritmo dello scorrere inesorabile del tempo.
L’opera museale dirà alle generazioni future: “Siate artefici del vostro futuro e non cedete ai piccoli ostacoli di percorso”. Uno dei tanti proverbi cinesi recita: “Ogni grande cammino inizia da un piccolo passo”. Spesso la nostalgia mi prende, come un male, con l’assurdo desiderio di tuffarmi nei ricordi del passato, di cancellare le impertinenze, le incredulità, i forse, i ma, i perché e ritrovare il sicuro rifugio, le spigolature più profonde di un’opera importante di cui vado fiera. Sono stati, quelli iniziali, lo riconosco, ahimè, affanni inutili che hanno generato
la consapevolezza di lottare contro i mulini a vento.
Ad maiora, Salvatore, sii fiero come lo sono io. Le tue/nostre creature segnatempo continueranno a marcare la religiosità della vita nei millenni avvenire. Il Museo degli Orologi da Torre ci propone un orizzonte di vita contrassegnata da una tensione sentimentale, affettiva, civile e morale pienamente scontata.
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