la necessità di misurare il tempo con maggiore precisione. Sulle torri municipali vennero, pertanto posti i primi orologi meccanici: nel 1309 a Milano, nel 1325 a Firenze, nel 1344 a Padova. Tali orologi meccanici suonavano soltanto le ore, successivamente fu aggiunto un quadrante unico, poi quattro per essere leggibili da ogni lato. Ma non era ancora sufficiente. Artigiani, mercanti, insegnanti, pittori, artisti, guerrieri, nobili, viandanti e tutti coloro che, in genere, potevano permetterselo, viaggiavano e si spostavano sempre più frequentemente. Nacque la necessità di conoscere in modo autonomo il trascorrere del tempo. Per questi motivi, nel successivo periodo del Rinascimento, non bastava più solo l’orologio del campanile o da torre, rimpicciolitosi nel frattempo, ma si ebbe l’orologio da muro o da tavolo. Si sentì anche l’esigenza di un orologio personale, un orologio da portare durante i viaggi, dapprima appeso all’interno della carrozza, poi da tenere legato al collo con una catenella o contenuto in una sacca, oppure da appendere alla cintura. L’evoluzione continua inarrestabile, gli orologi pesanti, imprecisi, scomodi e ingombranti divennero sempre più precisi, leggeri e non più grandi del
palmo di una mano per essere contenuti in un taschino. Con ulteriori perfezionamenti, senza però mai stravolgere la basilare organizzazione meccanica,
si giunse all’orologio da portare al polso, inventato alla fine del XIX secolo da Patek
Philippe, inizialmente considerato un accessorio esclusivamente femminile, mentre gli uomini usavano l’orologio da tasca. Durante la prima guerra mondiale, gli ufficiali di tutti gli eserciti scoprirono che in Lo Gnomone battaglia era più comodo dare uno sguardoal polso piuttosto che estrarre l’orologio dalla tasca. Poiché era indispensabile sincronizzare l’artiglieria e la fanteria durante gli attacchi, gli ufficiali decisero così di fornire agli eserciti degli orologi da polso comodi, precisi, affidabili e soprattutto economici. Al termine della guerra, gli orologi rimasero agli ufficiali europei ed americani, favorendo così la diffusione dell’orologio da polso tra gli uomini, trasformandolo, con il passar del tempo, da oggetto “per sempre” a oggetto “di moda” da cambiare di frequente. Nel XX secolo il progresso scientifico e tecnologico cambia giorno per giorno l’esistenza dell’uomo per l’utilizzo di congegni sempre più sofisticati, ma le vecchie macchine, gli ingranaggi, le ruote, non sfigurano nel confronto, anzi essi testimoniano la sapienza artigianale dei costruttori, la precisione, la validità delle loro botteghe, che le generazioni moderne non hanno saputo difendere e proteggere.
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